L’arte, nelle sue forme di immagine, suono e poesia, è accompagnata da sempre dal linguaggio verbale.
La “libera espressione” è autonoma, ma spesso si avvale della “comunicazione” che trova nelle parole (parlate o scritte) la sua dimensione privilegiata. Scavando possiamo dire che le parole nascono per separazione dalle immagini, cioè ad un certo punto l’immagine mentale si veste di suono con l’uso dei fonemi… e inizia il linguaggio umano.
Nella vita di ciascuno di noi, prima vengono le immagini o il pensiero per immagini, poi le parole, e poi, dopo molto tempo, la scrittura. Nella storia della specie umana è ormai praticamente certo che il linguaggio verbale compare alcune decine di migliaia di anni dopo le pitture rupestri.
La scrittura compare soltanto cinque o sei mila anni fa.
Questo lavoro parte proprio dall’idea che molte parole che usiamo anche quotidianamente, in un tempo antico o antichissimo, si sono scisse dalle immagini insieme a cui erano nate e con cui erano fuse, perdendo il loro significato originario.
Questo processo è avvenuto in terre geograficamente distanti, ma comune è stato l’intento sottostante: riempire il termine svuotato con un nuovo contenuto. Non è difficile dimostrare che tale significato è sempre stato “funzionale” ad una ideologia che trovava la sua forza di controllo e di potere ora nella religione, ora nella ragione, se non in tutte e due in una alleanza micidiale.
Stimolo della nostra ricerca etimologica è stata l’idea dell’origine “affettiva” delle parole, oggetto della nostra ricerca è andare a ritrovare – con tutti i contributi etimologici che vanno nella stessa direzione, Giovanni Semerano primo fra tutti – i momenti della storia della parola in cui questa era intrecciata all’immagine.
Addentriamoci assieme, con la speranza di poter raggiungere quanto ipotizzato, nell’affascinante percorso di alcune parole, che, a volte abbiamo corredato con nostre considerazioni.

Antonio Di Micco